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Vanvera 18 – La nocciola della questione
Si dice sempre “andare al nocciolo della questione”, come se dentro ogni problema ci fosse una piccola sfera dura da scovare, sgusciare e finalmente masticare.
Ma nessuno si chiede mai: e se la questione fosse già una nocciola?
Non una di quelle pronte, sgusciate e tostate, benedette dal cioccolato o dalla crema. No. Una nocciola intera, col guscio, ancora attaccata al ramo, con tutta la paura di essere raccolta.
Osserviamo la scena: Ci sono questioni che rotolano, come noci su un tavolo inclinato. Altre che si nascondono, come arachidi sotto il divano dopo una festa.
Altre ancora che sembrano mandorle: belle fuori, ma poi ti ricordi che a qualcuno possono fare malissimo.
E poi ci sono le nocciole.
Piccole, tonde, modeste.
Non gridano, non scoppiano, non si frantumano in mille pezzi.
Stanno lì, nella loro corazza legnosa, e ti guardano come per dire: “Se mi vuoi, devi impegnarti.”
La società oggi preferisce le domande già pronte, le risposte solubili, i problemi disciolti nel brodo dei tutorial.
Se hai un dubbio, cerchi un video.
Se hai un’incertezza, la condividi in una storia.
Se hai una nocciola… la metti nel carrello delle domande senza risposta, accanto ai calzini solitari e ai rimpianti di Capodanno.
Eppure, c’è chi le nocciole le ama proprio perché sono difficili.
C’è chi ci gioca, chi le lancia per aria e le riprende al volo, chi le tiene in tasca come portafortuna ruvido.
C’è chi le usa per fare domande imbarazzanti durante le cene di famiglia:
“Secondo te, nonna, se una nocciola cade in un bosco e nessuno la sente… fa rumore?”
E la nonna, senza scomporsi, risponde: “Fa più rumore il silenzio che fai tu quando non dici cosa ti preoccupa.”
La nocciola della questione, in fondo, non è la soluzione.
È la domanda che non hai ancora il coraggio di fare.
È quel pensiero che ti gira nella testa da settimane, ma che non esce perché hai paura di sembrare fragile, banale, o peggio: noioso.
È la tua insicurezza vestita da frutta secca.
Ma proviamo a prenderla, questa nocciola.
Mettiamola sul tavolo.
Guardiamola bene: ha delle venature, delle imperfezioni, un piccolo forellino da cui forse è già uscita la vita.
O forse no.
Forse aspetta solo te.
Ora, prendi un piccolo martello (metaforico, per carità).
Non per distruggerla, ma per creare una crepa.
Una fessura da cui entri la luce.
Da cui possa uscire quello che c’è dentro: un principio di risposta, una nuova domanda, o semplicemente il profumo della terra.
Perché la nocciola della questione non si risolve mai del tutto.
Si trasforma.
Diventa un ricordo, un insegnamento, una storia da raccontare mentre si sgranocchia qualcosa di croccante.
A volte diventa persino cioccolato.
Ma solo se hai il coraggio di rompere il guscio.
Allora, la prossima volta che senti dire “andiamo al nocciolo”, sorridi e rispondi:
“Preferisco la nocciola. Almeno so che devo aprirla con le mie mani.”
BUON NATALE 2025 e BUON ANNO 2026 a tutti.
FINE
Morale: OGNI DOMANDA DIFFICILE È UNA NOCCIOLA: PUOI IGNORARLA, SCHIACCIARLA O METTERLA IN TASCA E PORTARTELA DIETRO. MA SOLO CHI LA ROMPE, SCOPRE CHE DENTRO C’È SEMPRE UN PO’ DI CIELO.